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Divari educativi e povertà scolastica: l’Italia che cresce a velocità diverse

Dal rapporto Invalsi 2025 un’Italia a due velocità: Save the Children rilancia la sfida dell’educazione come diritto da garantire ovunque, a partire da mensa, tempo pieno e attività extrascolastiche.

La buona notizia c’è: la dispersione scolastica in Italia è in calo, passando dal 14,2% del 2020 al 9,8% nel 2024. Ma accanto a questo segnale positivo, il Rapporto Invalsi 2025 restituisce l’immagine di un Paese ancora profondamente diviso. A pesare sono le differenze territoriali, che penalizzano gli studenti del Sud e delle Isole già dai primi anni di scuola e si trascinano lungo tutto il percorso educativo.

Secondo Save the Children, è proprio su questi divari che bisogna agire con forza. L’organizzazione, commentando i dati, sottolinea la necessità di investimenti mirati e strutturali per garantire pari opportunità educative su tutto il territorio nazionale, potenziando l’offerta scolastica ed extrascolastica e ampliando l’accesso al tempo pieno e ai servizi fondamentali come la mensa.

Il quadro tracciato dall’Invalsi è chiaro: già in seconda primaria, gli alunni delle regioni meridionali mostrano un ritardo significativo, con punteggi in matematica inferiori di oltre 7 punti percentuali rispetto ai coetanei del Nord. Alla fine della scuola media, meno della metà degli studenti del Sud raggiunge le competenze minime in italiano e matematica, mentre al Nord si superano il 60% dei livelli di base. E se nella scuola superiore le competenze digitali si mostrano più uniformi a livello nazionale, resta preoccupante il calo generalizzato in italiano e matematica rispetto al periodo pre-pandemico.

A peggiorare il quadro, l’aumento della cosiddetta dispersione implicita — ovvero di quei ragazzi che, pur completando il percorso scolastico, non raggiungono competenze adeguate — cresciuta tra il 2024 e il 2025, soprattutto nel Mezzogiorno.

«È urgente adottare politiche efficaci contro la povertà educativa e colmare le disuguaglianze territoriali», ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice delle relazioni istituzionali di Save the Children. «Serve rafforzare il tempo pieno, garantire a tutti i bambini la mensa scolastica attraverso un Livello Essenziale delle Prestazioni, e investire in attività educative e culturali anche al di fuori dell’orario scolastico».

I numeri confermano l’urgenza. Solo il 39,3% degli alunni della primaria frequenta il tempo pieno, con punte che sfiorano il 58% nel Lazio ma scendono sotto il 10% in regioni come il Molise. Il servizio mensa segue la stessa traiettoria diseguale: se in Trentino e Valle d’Aosta è garantito a oltre il 90% dei bambini, in Sicilia e Puglia resta un privilegio per pochi (rispettivamente 12,7% e 18,5%).

Per contrastare il fenomeno del summer learning loss – la perdita di apprendimenti durante la pausa estiva – Save the Children ha attivato anche nel 2025 il progetto Arcipelago Educativo, in collaborazione con Fondazione Agnelli. Sono oltre 540 i bambini e ragazzi coinvolti direttamente in 12 scuole di 9 città italiane, da Milano a Palermo, mentre più di 3.300 partecipanti si uniscono grazie a reti territoriali di scuole ed enti del terzo settore che hanno adottato autonomamente la metodologia.

Il futuro dell’Italia passa dalla scuola, ma non da una sola scuola. Serve una rete educativa che tenga insieme qualità didattica, servizi essenziali e presìdi territoriali. Solo così si potrà costruire un Paese dove ogni bambina e ogni bambino, indipendentemente dal codice di avviamento postale, abbia davvero le stesse possibilità di apprendere, crescere e costruire il proprio domani.

(Articolo di prov)

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