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Liberi di Pensare

Che tenerezza le strisce pedonali

Io non lo so… a me le strisce pedonali m’hanno sempre fatto tenerezza, e anche un po’ di tristezza. No, davvero. Stanno là, nascono bianchissime, pulite, tutte in fila… poi lentamente sbiadiscono, fino quasi a scomparire, in attesa che qualche anima buona decida di rinfrescarle. Intanto, però, sembrano fatte apposta per dire: “Prego, attraversa, sei il benvenuto. In questo mio spazio comanda il pedone”.

E invece niente. A Bari, appena ci metti un piede sopra, ti guardano come se stessi commettendo un reato. Anzi, il reato sei tu.

Cioè, voglio dire, io ci provo anche: mi metto là, davanti alla striscia, serio, composto, civile, come m’hanno insegnato da piccolo. Aspetto il mio turno… e invece passa la prima auto, passa la seconda… passa uno in bici, e pure uno in monopattino contromano. Ma di fermarsi? Niente.

Una volta uno mi ha suonato — e non era un mio amico. Io fermo, fermo! Non è che stavo attraversando. Niente. Mi stavo solo avvicinando, con lo sguardo intenzionato. Abbassa il finestrino. Mi guarda e mi fa: “Che fai? Attraversi?”

“No, sto guardando se mi conviene scrivere il testamento”.

Le strisce pedonali, a Bari, sono belle in centro — un po’ meno in periferia. Ma devi avere fortuna a raggiungerle e superarle sano e salvo. Devi essere un po’ santo, un po’ incosciente. E in certi casi, tutti e due.

Io, una volta, per attraversare, ho alzato la mano, chiedendo il permesso per passare.

Niente. Un automobilista, pensando che lo stessi salutando, ha risposto al saluto e ha sgasato, lasciandomi con la mano alzata, mentre con lo sguardo seguivo la sua traiettoria.

Io credo che, a Bari, le strisce pedonali, più che attraversarle, bisognerebbe… ammirarle con meraviglia. Con rispetto. Come si fa con i monumenti: “Guarda che belle, quelle strisce… chissà da quanto stanno là”.

Le strisce pedonali, a Bari, sono come le buone maniere: ci sono ancora, ma nessuno le osserva più.

Antonio Curci

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