Crescono in Italia i segnali di disagio tra adolescenti e giovani adulti. A lanciare l’allarme è l’ultima indagine della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza, che denuncia una diffusione sempre più ampia di droghe e alcol tra i minorenni. Un fenomeno preoccupante, che coinvolge tutti i territori del Paese e che chiama in causa famiglie, scuole e istituzioni.
“Come stanno i ragazzi in Italia?” La risposta arriva secca dall’indagine conoscitiva presentata il 3 dicembre presso il Senato: i giovani stanno male. Il malessere è diffuso, attraversa classi sociali e territori e si manifesta con comportamenti sempre più rischiosi, tra cui l’uso di sostanze psicoattive, l’abuso di alcol e l’assunzione di farmaci senza prescrizione.
Droghe vecchie e nuove: l’escalation
I numeri parlano chiaro: quasi 4 adolescenti su 10 (fascia 15-19 anni) hanno fatto uso almeno una volta di una sostanza illegale. Non solo cannabis, ma anche droghe sintetiche di nuova generazione: cannabinoidi artificiali, ketamina, cocaina rosa, fentanyl e l’“amnesia”, una sostanza particolarmente potente e pericolosa. A rendere più grave il quadro è la facile accessibilità online e la scarsa percezione del rischio da parte dei giovani.
Nonostante i rischi noti, la cannabis resta la sostanza più diffusa, ma con una novità allarmante: l’aumento della concentrazione di THC, il principio attivo, ne potenzia gli effetti negativi. L’indagine rileva inoltre un ritorno dell’eroina, spesso fumata per abbassarne la percezione di pericolosità.
Alcol: abbassata la soglia d’età, superato il divario di genere
L’abuso di alcol tra i minori si sta normalizzando. Il 13% degli studenti ha praticato binge drinking almeno una volta nel 2023, cioè il consumo di cinque o più bevande alcoliche in un’unica occasione. E sorprende il sorpasso delle ragazze sui coetanei maschi, una tendenza inedita che segnala un cambiamento culturale preoccupante.
Malgrado la legge vieti la vendita di alcolici ai minori di 18 anni, il 16% degli adolescenti tra 11 e 17 anni ha bevuto almeno una volta nell’ultimo anno. Preoccupa anche la diffusione di pratiche estreme come il drelfie (selfie da ubriachi), l’eyeballing (iniettarsi alcol negli occhi) o il balconing (saltare da balconi in stato di ebbrezza), segno di una banalizzazione del rischio e della ricerca di sensazioni forti a tutti i costi.
Psicofarmaci: l’abuso nascosto
Un altro fronte allarmante riguarda l’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica, che nel 2023 ha coinvolto il 10% degli studenti tra 15 e 17 anni (in crescita rispetto al 6,6% del 2021). Questi farmaci vengono spesso trovati in casa (40%), oppure acquistati online (27%), da amici (20%) o addirittura sul mercato illegale (18%). Un fenomeno meno visibile, ma non meno grave, che spesso si accompagna ad altri tipi di consumo.
Accessi al Pronto soccorso: un indicatore che non mente
Le conseguenze sanitarie sono evidenti: il 10% degli accessi droga-correlati nei Pronto soccorso riguarda minorenni, spesso in seguito ad abusi multipli o episodi di psicosi acuta. Le ragazze sotto i 17 anni rappresentano una fetta crescente di questi accessi, segnalando una vulnerabilità specifica che non può essere ignorata.
Conseguenze sulla salute psicofisica
Gli effetti dell’abuso di sostanze si fanno sentire sul corpo e sulla mente. Lo sviluppo cerebrale degli adolescenti è particolarmente esposto ai danni da droghe e alcol: deficit cognitivi, problemi motori, disturbi del sonno e patologie epatiche sono sempre più frequenti. Sul piano psichico, si registrano ansia, depressione, autolesionismo e aggressività, spesso sfociate in ricoveri nei reparti di neuropsichiatria infantile.
Il dato più drammatico? Il 65% degli accessi per psicosi indotte da sostanze riguarda minori, con una prevalenza tra le ragazze. Un campanello d’allarme che impone un ripensamento delle strategie di prevenzione e intervento.
Prevenzione: una sfida educativa e culturale
Di fronte a questo scenario, la prevenzione non può più essere solo sanitaria. Servono interventi strutturali nelle scuole, nei contesti educativi informali, nei territori, per rafforzare le competenze di vita, la consapevolezza e la capacità critica dei ragazzi. Serve anche una nuova alleanza tra adulti, capace di leggere il disagio, ascoltarlo e intervenire con responsabilità, senza colpevolizzazioni ma con fermezza.
La fotografia scattata dall’indagine della Commissione Bicamerale è nitida. Sta ora alla società, tutta intera, decidere come reagire.

More Stories
Droghe, alcol e isolamento: il disagio giovanile è un’emergenza educativa
Giovani e prevenzione: gli esami consigliati e le buone pratiche per la salute
Giovani e salute: 10 buone abitudini