Allarme tra i giovani italiani: aumentano i consumi di sostanze e cresce il fenomeno hikikomori. I dati della Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze tracciano un quadro preoccupante.
Tra cocaina, alcol, psicofarmaci e nuove forme di isolamento sociale, il disagio giovanile in Italia si fa sempre più evidente. È quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, presentata nei giorni scorsi alla presenza di vari esponenti del Governo, tra cui i ministri Schillaci, Nordio, Valditara e Bellucci.
Il quadro delineato è chiaro e preoccupante: tra gli under 20, il consumo di sostanze è in crescita, insieme a un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più definiti – quello degli hikikomori, giovani che scelgono volontariamente di isolarsi dal mondo.
Sostanze stupefacenti: i numeri dell’allarme
Nel 2023, gli studenti tra i 15 e i 19 anni che hanno dichiarato di aver provato almeno una volta la cocaina sono il 2,2%, gli stimolanti il 2,9%, gli allucinogeni il 2%, mentre le nuove sostanze psicoattive raggiungono il 6,4%. Tutti questi dati sono in crescita rispetto al 2022. L’unica sostanza il cui uso registra una lieve flessione è la cannabis, che scende dal 23,7% al 22,2%.
A destare maggiore preoccupazione è l’arrivo sul mercato illegale di fentanyl – un oppioide sintetico letale, oltre 80 volte più potente della morfina – e della xilazina, un sedativo di origine veterinaria che viene sempre più spesso utilizzato come adulterante.
Secondo il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, “il 39% di chi fa uso di sostanze ha iniziato prima dei 15 anni”. Inoltre, 140mila studenti hanno consumato alcol almeno 20 volte nell’ultimo mese e oltre il 30% ha vissuto la prima ubriacatura prima dei 15 anni. Cresce anche l’uso non medico di psicofarmaci: 280mila studenti ne hanno fatto uso nel 2023, con prevalenze doppie tra le ragazze rispetto ai coetanei maschi.
Hikikomori: l’isolamento silenzioso
Altro dato allarmante è l’aumento degli hikikomori, giovani che decidono di ritirarsi dalla vita sociale, spesso restando chiusi in casa per mesi, senza frequentare scuola né amici.
Nel 2023 sono stati circa 49mila gli studenti in una condizione di isolamento protratto oltre i sei mesi (il 2% del totale), mentre un altro 2,2% si trova in fase “pre-hikikomori”, cioè in ritiro sociale da 3 a 6 mesi.
Le ragioni di questa scelta sono varie: problemi psicologici (48%), assenza di motivazione o interesse per le relazioni (41%), conflitti con amici o partner (34%), problemi familiari (24%) e difficoltà scolastiche o con gli insegnanti (14%).
Scuola come presidio educativo
Di fronte a questi dati, il Ministro Valditara ha richiamato con forza il ruolo centrale della scuola: non solo come strumento di prevenzione, ma come luogo in cui si coltiva la fiducia e si ricostruisce il senso del futuro.
“La scuola deve ridare entusiasmo ai giovani, farli credere in sé stessi. Deve orientare, motivare, aiutare a scoprire i talenti. Non possiamo lasciare che vivano nella nebbia, nel disorientamento”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “Una didattica coinvolgente, attrattiva e partecipativa può rompere il silenzio dell’isolamento e il vuoto lasciato dalle dipendenze”.
Serve dunque un’azione educativa ampia, profonda e condivisa: per contrastare la dispersione, per affrontare le fragilità con strumenti adeguati, e per far sì che i ragazzi tornino a sentirsi parte del mondo.

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