Ci sono avventure che nascono quasi per caso, ma che poi finiscono col tracciare strade nuove. Radio Panetti è stata una di queste. Una web radio scolastica, ideata e guidata da due docenti, Antonio Curci e Maria Raspatelli, nell’Istituto Tecnico Tecnologico “Panetti-Pitagora” di Bari. Sembrava solo un laboratorio di comunicazione, e invece è diventata molto di più: un luogo dove decine di ragazzi hanno imparato a raccontare il mondo, ma soprattutto a raccontarsi, trovando voce, dignità, futuro.
Negli anni quel microfono acceso ha fatto vibrare storie, speranze, rabbie e sogni. I ragazzi hanno imparato a fare radio, televisione, fotografia, giornalismo, gestione dei social, certo, ma anche a crescere insieme, a costruire relazioni, a riconoscersi come comunità. Oggi quegli stessi studenti – diventati universitari o giovani professionisti nel settore IT – hanno deciso di non disperdere quel patrimonio. Hanno scelto di rimanere uniti, insieme ai loro insegnanti, e di trasformare quell’esperienza educativa in un’associazione: Libersare ODV.
Non è un nome qualunque. È la sintesi di due parole: Liberi e Pensare: liberi di pensare. Una dichiarazione di intenti, un modo per dire che la cultura non è mai un orpello, ma una possibilità di emancipazione. Libersare vuole continuare a fare ciò che Radio Panetti ha insegnato: trasformare le competenze in progetti concreti, mettere la comunicazione a servizio del territorio, dare spazio ai giovani e al loro potenziale.
Questa associazione non è un club chiuso. È piuttosto una bottega aperta, un laboratorio di cittadinanza attiva, dove si intrecciano educazione, formazione extra-scolastica, valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e comunicazione sociale. Dove si sperimenta il volontariato come azione concreta, dialogando con scuole, istituzioni, famiglie, altre realtà del terzo settore.
Libersare ODV porta con sé una missione chiara: costruire una comunità educante e solidale. Promuovere la cultura della legalità, della nonviolenza, della pace. Offrire ai giovani non soltanto un microfono, ma un luogo dove imparare a essere protagonisti, a custodire la memoria e a inventare futuro.
Perché in fondo – lo diceva Eduardo Galeano – “molta gente piccola, in luoghi piccoli, facendo cose piccole, può cambiare il mondo”. Libersare è questo: un seme che continua a germogliare.

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