Libersare OdV

Liberi di Pensare

Ah, che meraviglia i nonni

Stamattina al parco c’era una sinfonia di tenerezze, suonata piano piano, come solo la vita sa fare quando si prende il suo tempo. Nonni e nipotini camminavano a due a due, a volte anche a tre a tre, come rime in un’antica poesia: mani intrecciate, sguardi complici, passi lenti interrotti da sorrisi e carezze. Gesti leggeri come farfalle d’estate.

Mi sono seduto in silenzio, su una panchina, a guardare quel piccolo teatro d’affetti. È un incanto che si rinnova ogni giorno, quello dell’alleanza tra le generazioni. Quando i genitori corrono tra impegni e responsabilità, arrivano loro, i nonni, con il tempo largo e il cuore pieno, capaci di custodire l’infanzia come si custodisce un seme prezioso.

Ne ho visti tanti stamattina. Uno raccontava storie a un bimbo con gli occhi spalancati, un altro affettava una mela con cura e la porgeva a un piccolo ribelle che non voleva mangiare. Una nonna sosteneva il sellino della bicicletta mentre la nipotina imparava a volare senza saperlo. Il cielo era terso, spazzato da un maestrale generoso che portava con sé l’odore del mare e della libertà. Dalle nostre parti, quel vento, d’estate, è una carezza che rinfresca l’aria e i pensieri.

E allora i ricordi sono tornati. Forti, limpidi, bellissimi. Mi è apparsa lei, la mia nonna Maria. La mia seconda mamma. Viveva con noi, ed io, durante le vacanze, ero la sua ombra. Mi portava ovunque, per mano. Io la seguivo come si segue un faro, come si segue chi non ha bisogno di parlare per essere guida. Era minuta, consumata dal lavoro, ma il suo amore era una coperta calda che non conosceva stagioni.

Ricordo la sua voce tremolante quando pronunciava il mio nome: An-to-nio. E io la fissavo, perché con lei mi sentivo al sicuro. Si inventava storie improbabili ma sempre nuove, sempre con un lieto fine. Passavamo le ore a volerci bene, senza farci domande, senza bisogno di nulla. Solo tempo e amore. Quando se n’è andata, credo di essere diventato grande in un solo istante. Un vuoto silenzioso ha preso il suo posto, ma mai il suo spazio nel mio cuore.

Nonna non aveva mai letto un manuale di pedagogia, eppure sapeva ascoltarmi, ammonirmi, incoraggiarmi. E amarmi. Sempre. Senza condizioni. Quel suo modo di esserci, con dolce fermezza e senza fretta, mi ha insegnato a guardare il mondo e a non avere fretta nel voler bene.

I nonni, quelli veri, non fanno rumore. Ma cambiano le giornate. A volte, cambiano le vite.

Sono una benedizione. Come quelle mattine d’infanzia che tornano all’improvviso, quando meno te l’aspetti. E ti fanno sentire, ancora una volta, un po’ bambino.

Antonio Curci

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