Non si finisce mai di scoprire cose nuove, strane e anche molto pericolose per la crescita psichica, emotiva e umana dei nostri ragazzi.
Accade, infatti, sempre più spesso, che i ragazzi – soprattutto nelle prime esperienze amorose – si scambino le password dei social, attivino la geolocalizzazione in tempo reale, pretendano di essere “connessi” all’altro o all’altra in ogni istante della giornata.
Lo chiamano amore: “Io lo faccio perché lui deve entrare completamente nella mia vita”.
La chiamano fiducia: “Se non ha niente da nascondere, perché non dovrei entrare nei suoi social?”.
Ma quello che si nasconde dietro questa pratica apparentemente innocente è in realtà una forma evidente di controllo ossessivo, alimentata da angoscia, insicurezza e dal desiderio di possesso assoluto.
È come se l’amore, oggi, non dovesse mai, in nessun modo, tollerare l’assenza, l’enigma, il mistero della persona alla quale si è legati sentimentalmente.
“Anche mia madre con il suo compagno lo fa”, mi ha detto convintamente una ragazzina.
Oggigiorno, l’amore adolescenziale, ma anche quello di certi adulti ancora molto adolescenti, rischia di diventare un amore sorvegliato, iper-trasparente, dove ogni, ancorché presunta, zona d’ombra è vissuta come una minaccia per la coppia.
Ma l’amore, quello autentico, non si nutre di trasparenza totale.
Si nutre del rispetto della sfera privata dell’altro o dell’altra che comunque deve esserci.
Amare non è sapere tutto del partner. Amare è accettare di non sapere.
Cedere le proprie credenziali dei social, farsi mappare in ogni spostamento, non è fiducia, ma la sua parodia: è l’illusione che il legame possa essere garantito dal controllo. Ma non c’è amore dove c’è controllo. Non c’è incanto dove tutto è già noto, previsto, messo a nudo.
Cari ragazzi,
forse, invece di chiedere “dove sei?”, “con chi chatti”, bisognerebbe imparare a domandare: “Chi sono io?”, “Chi sei tu?”, “Chi siamo noi-coppia?”.
Amare non è celebrare l’ego narcisista che alimenta la brama di possesso.
È accettare che l’altro non ci appartiene. Che io non appartengo a nessuno. Che l’amore non è mai proprietà privata, ma accettazione di un rischio.
Il rischio di amare un’assenza che resta, sempre e legittimamente, parzialmente opaca.
Il rischio di fidarsi senza vedere.
Il rischio di lasciarsi senza pretendere di governare a tutti i costi un amore, anche quando finisce.
Anzi… quando finisce, finisce!
Antonio Curci

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