Libersare OdV

Liberi di Pensare

Lo starnuto del supercafone

Stamattina al mare c’era il sole, le signore coi bimbi piccoli, gli anziani che parlavano di buon cibo e degli acciacchi dell’età e un ragazzone. Ma non un ragazzo qualsiasi, no. Uno di quelli che se lo incroci pensi: “Questo o fa il personal trainer in una palestra di quart’ordine o l’attore di Gomorra”.

Alto, abbronzato, maglietta bianca con le maniche che chiedevano pietà a bicipiti generosi, tatuaggi ovunque, come se la pelle fosse una carta da parati progettata da un writer di periferia. C’era di tutto: l’asso di bastoni, la Madonna col mitra, il nome della ex (sbarrato di rosso come nei compiti in classe), la tigre, il gufo, il codice fiscale, e pure un QR code che portava probabilmente al suo profilo Instagram. Che classe. Praticamente un PowerPoint ambulante.

Occhiali da sole che neanche… un agente segreto in ferie a Mykonos. Grandi, neri, specchiati, con quella forma da insetto alieno pronto per la Sagra della Zucchina Triste. Passo da pantera urbana, sguardo da chi ha visto troppo Netflix e poche biblioteche.

Si muoveva lento, non perché fosse un bradipo. Ma forse perché voleva che il tempo si fermasse a guardarlo.

A un certo punto, il nostro eroe, mentre la brezza marina accarezzava gli ombrelloni e le voci dei bambini si perdevano tra secchielli e gelati sciolti, ha avuto un moto dell’anima. Un’emozione? Una poesia? Un ricordo? Nulla di tutto ciò.

Si ferma. Si volta. Si sistema il pacco come solo certi esemplari di maschio alfa sanno fare, e poi… alza il capo e…”Etciùùùù!”, con yodel finale.

Uno starnuto.

Uno starnuto che sembrava un colpo di fucile da caccia arrugginito. Qualcuno si è buttato a terra. Qualche altro come i gatti si è girato di scatto restando immobile. Una signora ha persino quasi chiamato i carabinieri pensando fosse un attentato.

Non è stato uno starnuto normale.

È stato uno di quelli sguaiati che neanche un orso allergico al polline durante la fioritura in Val di Non, dopo aver annusato un fiore sbagliato, riesce a fare.

Avete presente quegli starnuti che partono da dentro l’anima? Che coinvolgono addome, diaframma, storia familiare e pure le vite precedenti? Ecco, una roba tra un esorcismo e il clacson sfiatato di un traghetto in partenza alle sei del mattino.

Lo ha fatto… così. Libero. Senza mani davanti al naso e alla bocca, senza interno gomito, senza scuse. Uno starnuto in faccia al mondo. Letteralmente.

E dopo, un “AAAAEEEEEH…” che ha fatto voltare pure i gabbiani.

Un bambino, incredulo, ha chiesto alla mamma se quello fosse un superpotere, mentre le signore si sono scostate indignate.

Un vecchietto d’istinto ha esclamato: “Madòòò… e ce tene u cmurr’?!?”.

Ecco, io che all’inizio guardavo divertito, ho pensato: “Questo non è uno starnuto. È un gesto politico. Una dichiarazione di guerra ai buoni costumi”.

E lui? Niente. Fermo. Impassibile. Fiero. Soddisfatto. Come se avesse appena girato la scena madre del film in cui era attore protagonista, regista, sceneggiatore… e pure il pubblico che si alza in piedi ad applaudirlo. Come se quello starnuto fosse un messaggio. Una firma. Un atto poetico, a modo suo.

E allora ho pensato che forse la maleducazione non è più una svista, un momento, una caduta. No. È diventata un vanto. Un modo di dire: “Io esisto, e me ne frego”.

Il finale? Nessuno gli ha detto niente. Nessuno ha reagito. Tutti zitti. E lì, in spiaggia, tra la sabbia, i caffè e i pettegolezzi, è rimasto solo lo starnuto, sospeso nell’aria come una nuvola di ignoranza, profumata di dopobarba scadente.

E a me, giuro, mi è venuta una tristezza. Perché un tempo i cafoni almeno un po’ si vergognavano o si nascondevano. Oggi esibiscono la loro maleducazione con orgoglio.

P.S. Se poi domani qualcuno si sarà raffreddato… almeno saprà chi ringraziare.

Antonio Curci

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