«Carissimo prof, mia figlia quest’anno andrà in vacanza da sola per la prima volta. Sto male al solo pensiero», mi ha scritto in privato una mamma.
In quelle poche parole ho letto tutta la tenerezza, la paura, il senso di vuoto che accompagna certi addii.
Carissima,
la prima vacanza da soli non è mai solo una vacanza. È un passaggio silenzioso ma potente. È quando uno zaino pesa più del solito, non per i vestiti, ma per le emozioni. È quando un ragazzo saluta mamma e papà con un sorriso che finge sicurezza, ma sotto sotto trema anche lui.
Capisco bene la sua ansia. Ogni genitore, davanti a un treno che parte o a un’auto che si allontana, sente un groviglio nello stomaco mentre nella testa si affollano notizie che raccontano un mondo difficile, a volte crudele: incidenti, inganni, solitudini.
Eppure, partire è necessario. Come lo è imparare a fidarsi. Di sua figlia, prima di tutto. E un po’ anche del mondo.
Anche i figli, lo sa, si pongono domande. Le stesse, ma al contrario: «Ce la farò? Saprò cavarmela?»
A loro direi questo: non abbiate fretta di essere grandi. Portate con voi una bussola fatta di carezze, regole, ricordi. E una piccola luce da casa, sempre accesa dentro di voi. Serve coraggio a partire, sì. Ma anche a tornare.
A lei, e a tutti i genitori che vivono lo stesso turbamento, dico: lasciar andare è una delle forme d’amore più difficili. Ma è necessaria se vogliano che i nostri figli crescano davvero.
Perché l’amore vero non trattiene. Accompagna, benedice e aspetta.
Con fiducia. Nonostante tutto.
Antonio Curci

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